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Cos’è

Fra i trend legati alla sharing economy, l’home restaurant è uno di quelli meno chiacchierati e conosciuti. L’idea alla base di questo servizio è che chiunque, con un minimo di doti culinarie e voglia di offrire ospitalità, può trasformarsi in un vero e proprio chef… Restando a casa propria!

Host e commensali

I “ristoratori casalinghi”, chiamati host, sono in genere appassionati di cucina o cuochi professionisti che scelgono di aprire le porte di casa a chiunque voglia vivere un’esperienza gastronomica non tradizionale. Gli host si occupano di tutte le fasi dell’esperienza, dalla scelta degli ingredienti alla creazione del menu, dalla spesa alla preparazione e servizio del pasto; richiedono in genere un compenso economico per il proprio lavoro e per coprire i costi delle materie prime, oltre che per l’ospitalità offerta.

I clienti-tipo sono in genere turisti, stranieri e non, interessati a provare la cucina italiana in un ambiente accogliente e informale, affidandosi all’ospitalità che contraddistingue il popolo italiano in tutto il mondo. Di solito, chi sceglie un home restaurant possiede spiccate doti di socializzazione ed è disposto ad adattarsi a scelte culinarie
ridotte. Oltre ai turisti dall’estero, sembra che anche gli italiani apprezzino molto questo servizio: si tratta soprattutto di utenti nelle fasce 35-44 anni ( 37% degli iscritti alle piattaforme) e 25-34 anni (28%). Inoltre, con l’aumento dell’età, è più probabile che gli utenti siano host, e non più commensali.

I requisiti

Si tratta di una nuova formula di social eating che permette agli utenti interessati di “sentirsi a casa” e creare nuovi legami; essere host però non è da tutti: sono diverse le caratteristiche da possedere per garantire al cliente un’esperienza piacevole e indimenticabile, e fra queste troviamo:

  • Spirito di sacrificio: i week-end fuori porta saranno sempre più rari se l’attività viene svolta con la dovuta professionalità.
  • Amare la cucina e avere capacità adeguate: improvvisarsi chef non è mai una buona idea, soprattutto se si vuole evitare di far fuggire i propri clienti a gambe levate (e di ricevere recensioni negative).
  • Ottime doti comunicative: intrattenere i propri ospiti è importante quanto offrire piatti gustosi, se si vuole lasciare loro un ricordo memorabile.
  • Diventare una guida: chi decide di provare il servizio di home restaurant chiede qualcosa di differente rispetto alle classiche esperienze offerte dai ristoranti; è necessario saper intrattenere l’ospite con qualche aneddoto e curiosità, e guidarlo nella sua esperienza.
  • Spazio: spesso ci si ritrova a dover gestire richieste provenienti da comitive e gruppi più o meno grandi di turisti, interessati a vivere “un’esperienza italiana a 360°”. È necessario avere a disposizione spazi adeguati per poter accogliere tutti comodamente.

I principali player

Sono numerosi i siti web e le applicazioni che fungono da aggregatori e facilitano l’incontro fra utenti e host. Analizziamo 3 attività di successo per comprenderne il funzionamento, e confrontiamone la popolarità in Italia:

Gnammo

Realtà torinese nata ormai più di 5 anni fa, Gnammo è la prima piattaforma di social eating italiana. Ad oggi è fra le più conosciute ed utilizzate: sono ben 230.000 gli utenti conquistati da questo servizio di home restaurant, per il 55% donne fra i 30 e i 60 anni.

Con all’attivo oltre 20.000 cene ed eventi, sono numerosi i servizi aggiuntivi offerti dal sito web: dalle “special dinner” organizzate in location d’eccezione ai “social restaurant”, i ristoranti che promuovono la socializzazione fra gli utenti Gnammo, fino alla sponsorizzazione di brand alimentari.

Eatwith

Piattaforma dal respiro più internazionale, Eatwith è utilizzata soprattutto da turisti stranieri che vogliono immergersi nella cultura del Paese visitato, apprezzandone le specialità culinarie tradizionali e socializzando con gli abitanti del posto. Oltre all’home restaurant, è possibile iscriversi a cooking class o seguire un food tour per i mercati alimentari più antichi delle città.

food.social

Food.social è l’ultima arrivata nel nostro Paese. Attualmente attiva solo a Milano, permette al pubblico di vivere nuove esperienze attraverso host selezionati. La piattaforma ha essenzialmente una duplice funzione: semplifica i contatti fra utenti privati e crea occasioni di promozione per le imprese.

Sul sito web e nell’applicazione è possibile trovare anche attività ristorative tradizionali, che utilizzano questi servizi per instaurare un dialogo con i propri clienti.

Oltre all’home restaurant, food.social propone infatti corsi, degustazioni e invita gli utenti a testare le location del buon gusto più inedite, spesso dietro sponsorizzazione di qualche ristorante tradizionale. Prevede infine la possibilità di recensire la propria esperienza, orientando le scelte dei clienti futuri.

Fonti: