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Su Whet Your Appetite vi avevamo già parlato di una startup che consegna a domicilio bottiglie di vino, talora anche pregiato. Ma il discorso vino è molto più complicato: ben pochi hanno le conoscenze per scegliere sapientemente una bottiglia o per azzeccare gli abbinamenti adatti al menù. E, quando si tratta di questa antica e preziosa bevanda, la figuraccia è sempre in agguato!

A questo proposito stanno nascendo in questi anni delle interessanti iniziative per venire incontro a questa necessità: sono i sommelier virtuali, applicazioni web per orientare i clienti del settore enologico e aiutarli nella scelta.

Vinhood, un algoritmo di qualità

In Italia, Vinhood è il progetto di questo tipo più conosciuto nel settore. Si tratta di una startup fondata da giovani milanesi sulla trentina che si prefigge di facilitare l’approccio del consumatore mediamente o poco esperto al mondo del vino. Matteo Parisi, CEO di Vinhood, spiega che “Il mondo del vino ci appassionava, ma non parla la lingua dei giovani”. Da qui l’idea di realizzare un test basato sui gusti e sulle abitudini degli utenti: anche se un utente non ha le conoscenze di un sommelier, perlomeno conosce le proprie inclinazioni. In sei domande, il sommelier virtuale assegna all’utente il “carattere” del vino adatto a lui: vini eccentrici, affettuosi, spiritosi, rilassati e così via. Un metodo originale
e al tempo stesso facilmente comprensibile per categorizzare le varie etichette.

Naturalmente, non è un semplice test fra i tanti che si trovano su Internet: “Il test è stato passato in rassegna dal laboratorio di neuromarketing di IULM, che ha confermato (attraverso strumenti come il caschetto EEG e misuratore della skin conductance) l’accuratezza delle sue raccomandazioni, dimostrando che il 91% delle persone testate si identifica nel carattere del vino consigliato e che le raccomandazioni diminuiscono del 50% lo stress nella scelta del vino.”

L’algoritmo di Vinhood permette di scegliere in due modi:

– facendo il test dei caratteri, basato sui propri gusti;

– oppure sulla base del piatto a cui vogliamo abbinare il vino: dagli arrosti alle zuppe, dalle paste al pesce, senza dimenticarsi gli antipasti e i dessert, la scelta tra i piatti è davvero variegata.

Bisogna tenere in considerazione che gli abbinamenti tra vini e caratteri e pietanze sono stati realizzati con il supporto dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier), a garanzia della qualità dei consigli. Con questo algoritmo, Vinhood ha realizzato un e-commerce di vino, che in questi anni sta conoscendo un’importante crescita: una riprova empirica dell’apprezzamento generale per questa applicazione.

Per questo motivo, l’algoritmo di Vinhood è stato adottato pure da Esselunga. I clienti della nota catena che effettuano acquisti online tramite il sito e-commerce possono trovare l’applicazione di Parisi nella sezione dedicata ai vini. Una scelta oculata, dal momento che il fatturato dell’e-commerce di Esselunga è cresciuto nell’ultimo anno del 28%.

Non prodotti ma soluzioni

L’esperienza di Vinhood si inserisce bene nel panorama disegnato dal report sullo Stato dell’industria del Vino 2018, secondo cui “Le aziende vinicole di successo tra 10 anni saranno quelle che oggi si sono adattate a un consumatore diverso con valori diversi: un cliente che usa Internet in modi sempre più complessi e interattivi, è parsimonioso e ha meno entrate rispetto ai suoi predecessori.”

Se è vero infatti che il vino italiano è sempre più richiesto all’estero, in particolare negli Stati Uniti, resta sempre attuale il problema della poca conoscenza del prodotto. Riuscire ad accorciare le distanze dal consumatore senza banalizzare è una sfida comunicativa complessa, ma ne va della sopravvivenza stessa delle aziende.

Vinhood mette a nostra disposizione un test che può essere integrato anche in altri siti e portali, come l’e-commerce di Esselunga: anche questa riproducibilità e adattabilità è la chiave del suo successo. Ci possiamo quindi aspettare che nel prossimo futuro anche altri e-commerce, nonché applicazioni di food delivery e diversi progetti 3.0 legati al settore della gastronomia, inizieranno ad integrare servizi simili per migliorare la loro user experience. L’esperienza di Vinhood ci insegna quindi che nel mondo del food, così come in ogni altro settore, ad avere successo nel prossimo futuro non sarà chi vende prodotti, ma chi offre soluzioni.

Fonti