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Sembrano usciti direttamente da un episodio di Black Mirror (vi ricordate Crocodile?), ma hanno un aspetto simpatico e affabile e, per di più, sono estremamente rapidi ed efficaci: sono i Kiwibot, i robot a guida automatica che consegnano i pasti ordinati via app.

I Kiwibot

Questi piccoli veicoli a quattro ruote sono prodotti dalla startup Kiwi, che ha sede a Berkeley. Non a caso, hanno ottenuto un’incredibile popolarità soprattutto nel campus dell’università, diventando degli idoli tra gli studenti. Kiwi, attiva dal marzo 2017, intende “rivoluzionare le consegne dell’ultimo chilometro”.

da revistajohngalt.com

Il sistema viene definito da Félipe Chavez Cortez, CEO di Kiwi, multimodale: prevede l’utilizzo di tre robot, utilizzati nelle varie fasi della consegna. Per utilizzarli, bisogna scaricare l’app e ordinare il cibo dalla piattaforma.

“Abbiamo un robot all’interno del ristorante, abbiamo anche un triciclo semiautomatico (in inglese, trikes) per le strade guidati da addetti umani, e abbiamo i Kiwibots – spiega Chavez – Quindi impieghiamo i robots in città a seconda delle richieste, raccogliamo gli ordini con i tricicli, carichiamo i Kiwibots e i Kiwibots percorrono gli ultimi 400 metri.”

Ogni consegna viene pagata $ 3.80. Non esattamente economico; ciononostante il progetto è stato ben accolto dal pubblico: dal lancio del progetto, le consegne effettuate sono state più di 10’000. Una cifra importante, che preannuncia l’allargamento del progetto anche ad altre città oltre che alla cittadina californiana d’origine.

Il principale vantaggio di questo servizio è l’incredibile velocità: dall’ordine all’arrivo del Kiwibot ci vogliono in media solo 27 minuti. Secondo Kiwi, il 65% più rapido di ogni altro corriere.

Dietro questa apparente semplicità d’uso in realtà si nasconde un complesso sistema di tecnologie: il funzionamento di ogni Kiwibot è garantito da 6 videocamere ultra HD, che restituiscono una visuale a 250°. La computer vision permette di identificare gli ostacoli e “capire” l’ambiente urbano, facendo attenzione a marciapiedi, semafori e strisce pedonali.

I dati raccolti vengono rielaborati attraverso un processo di deep learning, che permette al Kiwibot di “apprendere” dagli errori e di compiere scelte intelligenti: si tratta a tutti gli effetti di un’applicazione estremamente efficace di Intelligenza Artificiale.

Autonomous delivery

Il progetto di Kiwi è uno dei tanti che negli ultimi anni spinge ad automatizzare il processo di consegna: altre aziende del settore sono Starship, Udelv, BoxBot, ma anche altre già affermate come Domino’s Pizza. “Sappiamo che il tempo è il nemico principale del cibo”, sostiene ragionevolmente un portavoce di Domino’s. Ecco perchè oggi è fortemente sentita (o almeno, negli USA) la necessità di innovazione nelle consegne.

L’autonomous delivery non ha il solo vantaggio della rapidità. I nuovi mezzi sono eco-friendly e più economici, risolvono le problematiche legate alla posizione lavorativa dei riders e, dal momento che non devono trasportare persone, sono poco ingombranti nel traffico.

Non tutto però è rose e fiori: le principali problematiche del settore sono legate alla sicurezza. Le infrastrutture urbane non sembrano ancora adatte a mezzi di trasporto self-driving, e benché non si sono ad oggi registrati incidenti veri e propri, non possiamo escludere che possano aver provocato qualche disagio. Sarà necessaria una regolamentazione in questo senso, come è già successo per il progetto di drone delivery di UberEats.

Comunque sia, l’autonomous delivery è l’ennesima dimostrazione che il food delivery non è soltanto questione di cibo: al contrario, è un settore in grado di stimolare ogni giorno nuovi progetti di informatica, robotica, logistica e intelligenza artificiale i quali, nel loro piccolo, stanno dando sempre più forma al mondo che verrà.