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La lotta contro lo spreco alimentare continua diventando una questione di APP. I social network digitali “inglobano” il cibo, anche quello in via di scadenza, in eccesso o difettato. Vediamo insieme come può cambiare un fenomeno così necessariamente locale.

Si parla di economia circolare, spingendosi oltre la sharing economy. Un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo. Attenzione, non sarà un passaggio semplice. Nel frattempo, vediamo esempi di start up che hanno raccolto la sfida.

MyFoody

http:// https://www.unicooptirreno.it/MyFoody

MyFoody – ideato da quattro giovani milanesi – è una piattaforma di eCommerce pensata per valorizzare le eccedenze alimentari create dalle imprese del settore produttivo e distributivo e per diminuire la produzione di sprechi alimentari delle imprese e dei consumatori.
La piattaforma ti aiuta a trovare le offerte contro lo spreco alimentare dei supermercati più vicini, mentre le aziende possono vendere i prodotti in scadenza, difettati o in eccesso ai consumatori e alle attività commerciali applicando un notevole sconto e gli enti no profit hanno la possibilità di ricevere in donazione prodotti da destinare alle comunità del territorio. Ha grandi progetti di crescita.

Last Minute Sottocasa

https://www.facebook.com/lastminutesottocasa/

Last Minute Sottocasa nasce a Torino, incubata dal Politecnico, ma intende diffondersi in tutt’Italia. Si rivolge ai negozi di quartiere, che a fine giornata possono proporre il cibo invenduto a prezzi ribassati. “Questa app vuole essere un ‘megafono digitale’: i negozianti si fanno conoscere da nuovi clienti – spiega Francesco Ardito, ideatore di LMSC –, con un meccanismo pubblicitario vicino a quello dei coupon digitali”. Il servizio è attivo in varie città con 25mila iscritti e 530 negozi aderenti. Un modo per sostenere i negozi tradizionali.

Olio

Olio è una startup britannica che consente di elencare e pubblicare foto di prodotti alimentari che non vengono utilizzati, in modo da condividerli con altre persone nello stesso quartiere. L’obiettivo è ridurre drasticamente il cibo che verrebbe sprecato. É ad ora la comunità più attiva in Italia!
L’idea nasce da un approccio basato sulla comunità e guidato dal comportamento individuale. Circa un terzo della produzione alimentare mondiale, infatti, viene buttata o lasciata scadere. Olio permette ai rivenditori, agli eventi operativi e alle mense aziendali, di diventare organizzazioni a “rifiuti alimentari zero”.

Le aziende pagano una commissione e in cambio Olio invia i suoi migliaia di volontari, addestrati all’igiene alimentare, ad andare nei negozi o punti vendita. I volontari quindi fotografano e elencano gli oggetti nella app e si offrono come punti di raccolta locali. La maggior parte degli articoli sono disponibili per essere distribuiti in poche ore, e i volontari possono conservare fino al 10% del cibo che raccolgono. Olio sta anche esplorando la possibilità di passare a un modello premium, chissà quali saranno le funzionalità aggiuntive. Olio ha una missione, una squadra e una community.

In conclusione, il food sharing rimane un “affare” tra vicini di casa. Più coinvolgimento da parte di tutti sarà il proposito per i prossimi anni. L’obiettivo è creare una rete solida dove il digitale rispecchia il reale. I “vicini” saranno vicini, senza mai dimenticare che siamo animali sociali che utilizzano la tecnologia come uno strumento positivo. A questo proposito ricordiamo il social eating un’altra attività contro lo spreco.

Fonti: