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“La norma è pronta, entro marzo più tutele”. Questo l’annuncio del Ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico in relazione alla spinosa questione della tutela dei diritti e delle modalità contrattuali dei rider che consegnano pasti per conto di Deliveroo, Glovo e simili.
Una maggior tutela verso le modalità di ingaggio dei lavoratori della cosiddetta “gig economy” è un tema toccato più volte nella campagna elettorale di Luigi di Maio ed ora la promessa sembra prendere forma all’interno del decreto per Quota 100 e per il Reddito di cittadinanza.

Numerose sono le voci contenute all’interno del decreto, tutte finalizzate ad aumentare le tutele per la categoria, tra cui il divieto di pagamento a cottimo, il limite massimo di tre consegne l’ora per un massimo di 35 ore lavorative a settimana, un salario orario minimo, la promessa di un forfait come indennità di fine rapporto e il rimborso delle spese per la manutenzione dei mezzi utilizzati, come biciclette e scooter. Il tutto con l’obiettivo di equiparare i rider ai lavoratori subordinati, garantendo i medesimi diritti e tutele.

Le proposte però non sono state frutto di una condivisione nata da un confronto tra Governo, sindacati e rappresentanti delle varie piattaforme e questo potrebbe portare a risvolti anche inaspettati, tra cui l’eliminazione dell’intero settore nel nostro paese.
È infatti noto che le frizioni con il governo e l’impossibilità di trovare un accordo tra le due parti abbiano spinto Foodora ad abbandonare il mercato italiano cedendo le attività alla startup spagnola Glovo, in quanto i costi che avrebbe dovuto affrontare sarebbero stati insostenibili per il proprio modello di business.

I ricavi del food delivery infatti sono relazionati al numero di consegne da cui le varie piattaforme incassano circa il 20% del totale. Le consegne vengono effettuate dai fattorini e maggiore è la loro disponibilità e rapidità e maggiori saranno gli ordini evasi e, di conseguenza, i guadagni per le piattaforme.
Affinché tale modello sia sostenibile aziende e startup che operano nel settore devono mantenere bassi i costi relativi al personale: Deliveroo ad esempio è riuscita ad aumentare enormemente il numero di ordini gestiti giornalmente senza aumentare in maniera proporzionale i costi per i rider. Se però le piattaforme del settore dovessero garantire un compenso fisso orario, coperture assicurative, TFR, rimborsi spese oltre che vincoli sul numero massimo di consegne e ore lavorative per ciascun rider, le spese aumenterebbero fino a rendere l’attività probabilmente insostenibile.

La mossa del Governo arrivare dopo un autunno caratterizzato da numerosi incontri e tavole rotonde insieme alle realtà del settore che però non hanno portato a niente di pienamente condiviso e accettato dalle parti. In risposta a tale presa di posizione Deliveroo, Glovo, Just Eat, SocialFood e Uber Eats (riunite nella sigla “Assodelivery”) hanno presentato un comunicato congiunto in cui si dichiarano pronte a collaborare con le istituzione sui temi della flessibilità e della sicurezza per trovare una soluzione che garantisca maggiori tutele ai rider e, allo stesso tempo, permetta al settore di svilupparsi in modo sostenibile. Tutti obiettivi che sembrano in contrasto con le richieste del Governo, che dovrà probabilmente scegliere se mantenere le promesse fatte a rider ed elettori oppure garantire crescita e sostenibilità al settore del food delivery.

Fonti