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This is not a sushi bar: l’idea semplice dietro il ristorante più chiacchierato degli ultimi mesi

È un ristorante. Vende sushi. Perché “this is not a sushi bar”?

Il motivo è molto semplice: i piatti a base di pesce crudo vengono rielaborati in chiave “italiana” dalla creatività degli chef, di cui nemmeno uno è giapponese. Molte delle creazioni sono fin troppo provocatorie verso la tradizione del Sol Levante, per poter essere chiamate “sushi”: da qui nasce l’idea per il nome del ristorante meneghino che ha invaso le homepage dei giornali telematici italiani.

I primi in Italia a farsi pagare in visibilità

Pagare un pranzo, o una cena, quasi interamente grazie ai propri seguaci su Instagram non è più fantascienza. This is not a sushi bar è il pioniere di questa nuova tipologia di campagna promozionale, volta ad aumentare la visibilità del ristorante sui social network e nel mondo reale.

L’idea di sviluppare questa iniziativa non convenzionale è nata all’interno dell’azienda stessa. I ristoratori, osservando le abitudini dei propri clienti, si sono resi conto di un comportamento che li accomunava quasi tutti: quello della condivisione di foto sui social. Hanno deciso allora di sfruttare un fenomeno spontaneo ed incanalarlo in un’attività redditizia per il ristorante.

Come funziona?

Sono 4 gli step principali che permettono ad un influencer di guadagnarsi il pasto gratuito presso il locale in Porta Romana:

  1. Ordinare
  2. Creare un post su Instagram con una foto del locale, del piatto o di sé stessi taggando #thisisnotasushibar e @thisisnotasushibar
  3. Dichiarare il post allo store manager per avere conferma
  4. Ottenere uno o più piatti gratuiti dal menu:
  • Da 1.000 a 5.000 follower: 1 piatto
  • Da 5.001 a 10.000 follower: 2 piatti
  • Da 10.001 a 50.000 follower: 4 piatti
  • Da 50.001 a 100.000 follower: 8 piatti
  • Oltre 100.000 follower: tutto gratuito, tranne il piatto più costoso

Bevande e dessert sono esclusi dall’iniziativa.

“I numeri sono ancora in fase di analisi e li comunicheremo a breve. Per il momento, però, possiamo dire che abbiamo offerto un centinaio di piatti, prevalentemente a persone inserite nella fascia 1-5.000 follower, anche se ci sono state diverse partecipazioni da oltre 100.000. Complessivamente, il nostro hashtag ha già raggiunto abbondantemente oltre il milione di persone.” 

Rispetto al mese precedente all’iniziativa, il fatturato dei locali This is not a sushi bar è aumentato complessivamente del 13%. Se si guarda ai numeri raggiunti su Instagram, anche qui si è registrato un risultato importante: 3,8 milioni di follower raggiunti attraverso 80 post pubblicati dagli influencer.

Di seguito sono mostrati i dati in tempo reale relativi all’interesse suscitato dal ristorante. Si può osservare un’impennata delle ricerche in corrispondenza dell’inizio della campagna:

L’accoglienza dell’iniziativa

Le idee innovative, si sa, sono sempre soggette a critiche molto aspre. Tommaso Pittarello è stato accusato di aver distrutto la convivialità e la socialità a tavola, una condanna che non ha sorpreso il socio e responsabile marketing del ristorante.

La risposta della clientela, al contrario, è stata più che positiva: decine di micro-influencer, target primario della campagna, hanno iniziato a frequentare il locale, facendo amicizia fra loro e mangiando in compagnia.

Da promozione a scambio con cliente-utente

Le dinamiche di questa forma di pubblicità su Instagram non sono quelle della classica interazione passiva utente-azienda: si tratta più di una relazione, di uno scambio attivo fra i clienti e il ristorante, che porta reciproci benefici ai soggetti coinvolti.

Attualmente, in cambio di visibilità, sono state vendute alcune centinaia di piatti, prevalentemente a micro-influencer aventi fino a 5.000 follower. L’hashtag ufficiale #thisisnotasushibar ha raggiunto più di un milione di utenti.

Lo scopo dell’iniziativa è sia quello di aumentare il flusso della clientela all’interno dei locali, dal momento che la maggior parte delle vendite avviene con le consegne a domicilio, che quello di ingaggiare e stimolare gli utenti che seguono il locale.

I rischi

Il problema principale di questa iniziativa è il controllo sui post pubblicati: qualsiasi utente, una volta beneficiato della cena gratuita, potrebbe cancellare la foto pubblicata su Instagram, riducendo così la visibilità del locale.

Si è già verificato un episodio del genere, con un modello influencer che con oltre 200.000 follower aveva goduto della cena gratuita: una volta uscito dal locale, ha cancellato il post e bloccato il profilo del ristorante, per non essere rintracciato.

I primi riconoscimenti

All’inizio della stagione, This is not a sushi bar ha vinto un premio per il miglior concept di ristorazione al Food Community Awards; i soci sono stati invitati in diversi atenei per raccontare l’idea della loro iniziativa imprenditoriale e sono stati ospiti in eventi nel settore della comunicazione e del marketing.

This is not a sushi bar è un format che ha suscitato l’interesse di numerosi investitori internazionali, che sono interessati alla catena e alla sua espansione all’estero.

E tu cosa ne pensi? Vorresti sapere come sfruttare i social per la tua attività? Puoi scoprire quello che fa per te in questo articolo del blog amico Evolve It Up!

Fonti: